La pasticceria

Una dolce tradizione

«Il biscotto mi è venuto molto buono!»
Chi parla è Luigi Giacomo Milesi, inventore del Biscotto Bigio, nato a Bergamo nel 1905. Il Biscotto Bigio nasce a San Pellegrino Terme nel 1932 e dal 1934 viene prodotto con la stessa ricetta, con l’identica procedura artigianale, nel medesimo luogo. Il Biscotto nasce all’interno di uno dei più sfolgoranti esempi di Stile LIberty in Italia, direttamente collegato ad uno dei marchi italiani più conosciuti al Mondo: San Pellegrino.

Perché Bigio si chiama «Bigio»?
Bigio è il diminutivo di Luigi. Questo potrebbe già chiudere la questione ma la circostanza merita un approfondimento. Luigi Giacomo Milesi dopo un litigio con il padre, Primo, riceve in dono da lui come riconciliazione una collezione di Marionette. Primo era nato nel 1879 e queste marionette, che risalgono almeno a 20 anni prima, venivano usate dai Milesi per esercitare una particolare passione: rappresentare teatrini nel territorio.

«Sapete mamme perché piange il vostro bambino? Perché vuole il biscotto di San Pellegrino!»
Luigi Milesi si appassiona alle marionette in maniera così intensa da farne la sua seconda ragione di vita; la produzione dei biscotti e le rappresentazioni teatrali, durante le quali regalava agli spettatori piccole confezione delle «mezzelune», sono i suoi strumenti di gioia e i suoi aneliti di eccellenza:

il biscotto diventa famosissimo in breve, le sue marionette leggendarie.
Il Biscotto Bigio è il sorriso di un burattino. Ogni bambino, al termine delle rappresentazioni, lo usava come baffo, occhio o per indicare un’espressione del volto, come un emoticon ante litteram. La maschera di Luigi Giacomo Milesi era il Gioppino. Luigi trattava la sua «maschera» come Geppetto faceva con Pinocchio e Michelangelo con il Mosè! Al termine delle rappresentazioni lo vedevano salutare il Gioppino col gesto di una mano poi, avvicinandosi al burattino e porgendogli un biscotto come se volesse consegnargli un premio per la buona performance, sentivano dirgli…

«Tieni, Gioppì, sta’ felice, prenditi un Bigio».

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